Montfortmedia – Balaka
Il silenzio del Tam Tam si e’ prolungato per mesi. Non sono mancate le notizie da condividere, forse troppe, una vera invasione e’ stata anche laWorld Cup che anche se e’ stata molto incentrata in Sud Africa ha permesso tante riflessioni sul futuro del continente Africano. Ora che i Media spostano altrove il loro interesse possiamo ricominciare a raccontarci, a ridire la storia della missione e di tanta collaborazione e partecipazione. E cominciamo con la nostra storia antica, la storia della Montfort Media che oggi ha voluto aprire un nuovo capitoletto della sua storia.
E’ un po’ lunga e la percorriamo a tappe. Quella che oggi chiamiamo Montfort Media ha avuto un inizio molto semplice, la missione e i suoi missionari da sempre erano alla ricerca di un modo di entrare in dialogo con la societa’ e la cultura del Malawi per poter meglio annunciare la Buona Notizia del Vangelo. I 30 lunghi anni della dittatura non lasciavano molto spazio di presenza, ma silenziosamente si era fatto spazio la possibilita’ di pubblicare e stampare dei libretti e volantini che parlassero della chiesa e in particolare dei giovani studenti. Cosi’ dal 1985 era nata la collaborazione prima con la Montfort Press di Blantyre, una stamperia iniziata dai missionari Monfortani negli anni quaranta.
Dopo 25 anni eragiunto il momento di valutare quanto era stato fatto e poi poer guardare avanti agli anni a venire. Era stato importante l’evento della lettera pastorale dei vescovi cattolici che nel 1992, diciotto anni fa, aveva cambiato in modo radicale il paese. “Vivere la nostra Fede”, una lettera ancora valida oggi e da ricordare prima che si confonda con il passato che facilmente si dimentica. Altra data importante da ricordare era il 1995, quando all’indomani del ritorno alla democrazia era nata la rivista The Lamp. Ricordare 15 anni di dialogo tra chiesa e politica, cultura e societa’ in grande cambiamento era un altro momento importante. Da tutto questo e’ nato un momento che abbiamo chiamato “Andiamo in Citta’”. La strada da Balaka a Lilongwe e’ molto lunga, sono oltre 200 kilometri. Ma piu’ lunga ancora era la separazione che ancora esiste tra il nostro villaggio e le grandi citta’ del Malawi. A Lilongwe in particolare, capitale del paese e sede del parlamento e di tutte le organizzazioni internazionali, era importante arrivarci. Cosi’ il 25 Giugno 2010 e’ cominciato il nostro pellegrinaggio che ci portasse all’incontro con la citta’. Oltre l’80 per cento della popolazione vive nelle campagne e lungo il grande lago Malawi, ma e’ la citta’ che propone modelli di vita e scelte importanti. In democrazia e’ la campagna che da i voti, ma le scelte sono sempre piu’ legate ai grandi centri. Lilongwe sta poi sperimentanto una crescita che la rende la vera capitale del paese, sorpassando Blantyre e ancor piu’ Zomba, l’antica capitale.
Cosi’ siamo giunti sul fare della sera di un venerdi’ che da inizio allo week‐end, al Crossroads Hotel dove la Montfort Media e la Televisione Luntha avrebero raccontato la loro storia e dire che venivano ad accamparsi nella grande citta’. C’era in particolare il giornale, Mkwaso ‐ il piccolo Sentiero dei villaggi, una publicazione bimensile unico in Malawi in lingua Chichewa che da tre anni esce regolarmente e sta facendosi strada. Intende raggiungere i villaggi dove nessun giornale mai arriva cosi’ da permettere una coscentizzazione che ancora manca. La radio e la Televisione di stato sono difatti usati a maggior gloria del partito di governo in modo assoluto, senza alcun spazio per l’opposizione o voci alternative. 
Nel viaggio verso la citta’, Montfort Media ha inteso rivisitare il passato fatto di momenti importanti, per il Malawi il ritorno alla democrazia, il rispetto dei diritti umani, la crescita del paese; per la Chiesa una presenza attiva e costante: in questi anni sono state 18 le lettere pastorali dei vescovi, soprattutto nei momenti importanti di scelta del cammino da percorrere, la lotta alla corruzione che rischia di essere una caratteristica degli anni della democrazia, uno sviluppo uguale che non permetta a pochi di essere troppo ricchi e alla maggioranza di vivere ancora di fame.
Il libro dei visitatori, che negli anni aveva la firma di chi veniva a visitare la “Stamperia della Liberta’” come era stata chiamata la Montfort Media dopo la Lettera Pastorale dei Vescovi del Malawi, era ancora presente per un nuovo programma che guardasse oltre l’oggi.
Dove e come “riposano” i morti
Cimitero Alto Perù - Lima
“E’ bello”, più o meno, partecipare a una veglia in occasione delle morte di qualcuno. Entri in casa e trovi la bara in mezzo alla sala preparata per l’occasione con fiori e candele dappertutto e intorno, seduti in un certo ordine e in un certo silenzio, uomini e donne, giovani e bambini, tanti bambini. Quando arrivo il “rito” è già iniziato: le donne stanno passando a distribuire le foglie di coca a tutti (meno ai bambini) accompagnate da un bel bicchierino di “aguardiente”. Entro e si fa un silenzio improvviso, si corre di qua e di là per cercare di nascondere quello che il “padrecito” non può vedere né immaginare, e tutti ti salutano con un sorriso e uno sguardo che manifesta allo stesso tempo vergogna e gratitudine. Allora si incomincia la preghiera “legittima”, propria del rito delle esequie, accompagnata da molto silenzio e non so se anche da molta devozione. Finisco la preghiera aspergendo acqua santa al morto e anche a tutti i vivi presenti che ringraziano con altri sorrisi. Ci sono anche lacrime, sì, tante lacrime. La gente ritorna ai loro posti e si siede tranquilla e anch’io mi siedo con grande meraviglia di tutti i presenti. Mi rendo conto che c’è qualcosa che non va, penso che la mia presenza non sia molto gradita e allora li invito a continuare perché mi piace vedere. Gli uomini riprendono il rito della coca e dell’acquavite e le donne servono un bel piatto di riso e pollo per tutti. Arriva anche la birra e qualche bibita e succo per i bambini. Ormai anche il silenzio è sparito, l’atmosfera si fa più “calda”. Tra un piatto e l’altro e soprattutto tra un bicchiere e un altro, si parla, si ricordano i momenti belli vissuti con il morto. Qualche” nemico” in vita si pente di averlo offeso e allora ogni tanto vedi qualcuno che si aggrappa alla bara piangendo e chiedendo perdono; le donne si lamentano della perdita … insomma l’ambiente si scalda. Io me ne vado ma loro continuano tutta la notte e fino al mattino seguente. Alla fine non si sa se sono loro a fare compagnia al povero defunto o se è il defunto a fare compagnia a loro visto che per gli effetti della birra e dell’acquavite sembrano più morti loro del povero che stanno vegliando. Adesso capisco anche perché nelle veglie c’è sempre tanta gente: si prega molto e con riti diversi, ma non manca mai qualcosa da mettere sotto i denti …
“Molti anni fa”, quando ancora era lontana dalla nostra delegazione la famosa “sorella morte”, era interessante partecipare alla discussione-dibattito tra il p. Juanito e il p. Tarcisio, i nostri due giovani con più anni. Il p. Juanito sosteneva con calore e colore che quando il Signore l’avesse chiamato, voleva essere sepolto nel cimitero di Alto Perù (NANA).

- Assemblea comunale
Il p. Tarcisio sosteneva la tesi contraria: non voleva andare ad Alto Perù perché è un cimitero aperto e i cani passeggiano a loro piacere sulle tombe e fanno quello che vogliono (roba da cani…). “Immaginati il cane che passa sulla mia tomba e fa i suoi … Io chiederò alle Suore di clausura …”. E la discussione andava avanti tra cose serie e amene. Oggi il nostro p. Juanito riposa nel cimitero di Alto Perù insieme a tante gente che lui ha conosciuto, preceduto e seguito. Per evitare la passeggiata allegre e spensierata dei cani e altri animali vari è stata costruita una piccola cappella. Oggi sembra che i vivi, parenti, familiari e amici, abbiano ascoltato le suppliche dei defunti e si sta lavorando per chiudere il cimitero ed evitare l’avanzata dei cani randagi. Manca ancora molto per finire, ma si sta avanzando. Sono stati costruiti anche i bagni perché la gente si era accorta che non erano solo i cani quelli che passeggiavano sulle tombe lasciando i loro ricordi … Oggi il p. Juanito può sorridere perché c’è sempre tanta gente a visitarlo e il ricordo che ci ha lasciato è sempre presente. E il p. Tarcisio? Beh, lui ha ancora molti anni da vivere e soprattutto molte chiese da costruire …
P. Luciano Andreol (luciano.andreol@gmail.com)
St. John Nursery School … e non solo!
St John Nursery School - breakfast
Sono Padre Joseph Kimu, un sacerdote diocesano, della Diocesi di Mangochi in Malawi. Ho visto che alcune persone in Italia non sanno neppure che esista questa piccola nazione africana che conta una popolazione di poco più di 13 milioni di abitanti. Sono stato ordinato sacerdote il 27 luglio 1985 e quest’anno celebro il mio 25mo Anniversario di Ordinazione Sacerdotale. Durante tutto questo tempo sono stato coinvolto e inserito nel settore della formazione e dell’insegnamento, prima a livello di Seminario Minore (scuola secondaria o liceo) e poi a livello di Seminario Maggiore (scuola a livello universitario:filosofia e teologia). A motivo di questa mia storia o esperienza, uno dei miei principali interessi sta appunto nel settore dell’insegnamento, dell’educazione e della formazione. Ho maturato così la forte convinzione che uno dei motivi o cause della povertà della maggioranza dei Malawiani, consiste, o è da individuarsi, nella mancanza di educazione e di istruzione. Un giorno ho letto questo scritto su una bacheca all’entrata di una chiesa:
-L’alfabetizzazione è una lotta contro la fame perché insegna a lavorare
-L’alfabetizzazione è una lotta contro le malattie perché insegna l’igiene la prevenzione
-L’alfabetizzazione è una lotta contro le ingiustizie perché illumina le coscienze.
I mass media ci dicono che il Malawi è uno dei sette paesi più poveri al mondo ed ha una aspettativa di vita media di soli 37 anni!
Per eliminare e sradicare tale situazione, qualche anno fa ho potuto costruire la Scuola Elementare St. John dove i bambini frequentano otto anni di scuola primaria che prepara ad accedere alla scuola secondaria che nel nostro sistema scolastico ha una durata di quattro anni ed abilita al passaggio all’università. Attualmente anche in Malawi la scuola elementare è gratis ed i bambini non sono più obbligati a pagare la retta scolastica. I maestri della scuola elementare sono pagati dal governo. I testi e sussidi scolastici sono però scarsissimi….
Padre Kimu - Malawi
Più tardi ho pensato alla necessità e importanza di avere anche una Scuola Materna o asilo e abbiamo costruito la St. John Nursery School per i bambini fra i 3 e i 5 anni. Quest’anno la nostra scuola materna è frequentata da più di 1200 bambini. Ogni giorno due minibus partono di buon ora per andare a prendere i bambini ai loro villaggi. Abbiamo sei classi ed ai bambini vengono impartite le lezioni adatte alla loro età alternate a momenti di gioco. A motivo della denutrizione e malnutrizione che purtroppo frequentemente colpisce questa nostra zona, abbiamo pensato di introdurre e provvedere per questi bambini il tè con il pane da dispensare loro durante l’intervallo delle ore 10°a.m. e poi abbiamo istituito una specie di mensa scolastica dove ricevono il pranzo prima che vadano ai loro villaggi e alle loro case. E’ un impegno molto grande perché provvedere ogni giorno il trasporto, il cibo, pagare le insegnanti e altro personale richiede coraggio e fiducia nella Divina Provvidenza! Per gestire la scuola materna ogni mese abbiamo bisogno di circa 8,000.00 euro (ottomila euro). Ma e’ davvero bello e gratificante vedere come i bambini che frequentano l’asilo aprono piano piano la loro mente, apprendono le prime elementari nozioni di lettura e scrittura, imparano a stare insieme agli altri bambini. Chi ha frequentato la scuola materna è sicuramente più facilitato e non rischia di essere bocciato al primo anno della scuola elementare.
P. Kimu – Malawi
Grazie amici della GTI

Padre Domenico Pedullà - Zambia
Carissimo Personeni e voi tutti amici della GTI, è da poco terminata la stagione delle piogge. Il sole caldo sta asciugando i campi di grano e la gente si appresta al raccolto. Ora nelle strade non c’è più fango ed è possibile muoversi senza grosse difficoltà. Così, in questi giorni la trivellatrice di pozzi ha potuto raggiungere i villaggi di “Chikolola e Mthantha” ed ha scavato due pozzi trovando l’acqua ad una profondità di circa 50 metri. Una pompa a mano la porterà ora in superficie e grazie a voi sarà festa per la povera gente di questi villaggi. Si carissimi amici, grazie a voi! Ho pensato infatti di investire quanto mi avete generosamente donato lo scorso Natale per realizzare questo progetto di così vitale importanza.
I villaggi di Chikolola e Mthantha sono molto popolati. Complessivamente vi abitano circa 2000 persone, ma molte altre vivono nei loro dintorni in piccole fattorie. Questi villaggi sono poveri. La gente vive con molta semplicità, coltivando per lo più grano (per il solito pasto a base di polenta), poi un po’ di tabacco, cotone, qualche girasole per l’olio ed allevando qualche pollo, capra o mucca. La lotta per la sopravvivenza è storia di tutti i giorni a Chikolola e Mthantha, come del resto in tutti i villaggi africani. Tuttavia la sofferenza più grande era proprio quella della mancanza d’acqua.

Antico pozzo
In questi villaggi esistevano due vecchi pozzi scavati a mano circa 30 fa e profondi una decina di metri, ma erano del tutto inadeguati a soddisfare le esigenze della gente. La loro acqua oltre a non essere potabile era anche scarsa, tanto che nei mesi di siccità restavano asciutti. Così l’unica vera alternativa era quella di raggiungere l’unico pozzo potabile della zona, quello della scuola a circa 2 chilometri di distanza, ma non sempre gli amministratori lo permettevano. Ora grazie alla vostra generosità e ai vostri sacrifici a Chikolola e Mthantha c’è acqua pura e abbondante.
Carissimi amici della GTI, scavare pozzi in Africa è un’opera sempre necessaria e davvero di vitale importanza ed è proprio questo che col vostro aiuto è stato fatto a Chikolola e Mthantha. Io e la mia gente, come amo spesso ripetere con convinzione, possiamo dirvi solo la semplicità di un grazie, ma la ricompensa più bella e importante sarà la benedizione e la pace che scenderà su di voi da Dio, Padre di tutti, perché con amore e generosità avete soccorso e sollevato alcuni dei suoi figli più poveri e bisognosi. Salutandovi fraternamente e restando uniti nella preghiera invoco su voi tutti e sulle vostre famiglie la benedizione del Signore e la protezione della Beata Vergine Maria.
Maggio 2010, Zambia P. Domenico Pedullà
Cosa fa discutere in Malawi?
a. Un’epidemia di scarlattina si sta diffondendo in Malawi e gia’ oltre 1400 ragazzi sotto i 15 anni ne sono affetti. Il Ministero della salute deve vaccinare piu’ di sei milioni di bambini. E’ una cifraspropositata di 4.1 milioni di dollari che e’ richiesta e proprio non ci sono…
b. Il parlamento che si radunerà il 17 Maggio per la prima volta nel nuovissimo edificio costruito dalla Cina e regalato al Malawi, si prepara a passare come legge l’obbligo del test per l’HIV/AIDS. Tra le categorie delle persone considerate sono, le mamme in attesa e il coniuge, sex workers, e i donatori di sangue, chi intende entrare nella polizia o l’esercito.. Alla lista di chi sarebbe obbligato a fare il test sono state aggiunte le persone che praticano la poligamia. E questo ha risvegliato in particolare la comunità musulmana che si sente discriminata in quello che e’ una scelta che la religione permette. Per chi si rifiutasse ci sarebbe la pena di 100.000 Kwacha e cinque anni di carcere. La criminalizzazione della trasmissione della sieropositività e’ un passo indietro rispetto al tentativo di accompagnamento con il counselling che porti poi all’assunzione dei farmaci antiretrovirali. (Il governo vorrebbe arrivare alla distribuzione di ARV a 500.000 sieropositivi, attualmente attorno ai 320.000) … con l’affollamento attuale nelle carceri, ci mancava proprio un invasione di sieropositivi che con un pasto al giorno non possono nemmeno ricevere gli antiretrovirali che sono condizionati a una buona alimentazione).
c. Il governo intende passare la National Population Policy che vorrebbe portare le famiglie ad avere un massimo di quattro figli. Attualmente la media e’ di sei. Dai risultati del censimento dl 2008 che ha portato la popolazione del Malawi a 13.5 milioni di persone, facendo del Malawi il paese a sud del Sahara a piu’ alta densità di popolazione. Questo ridurrebbe il tasso di crescita da 2.8 a 1.5. Attualmente il 52% della popolazione ha meno di 18 anni. Il tasso di fertilità e’ altissimo oltre il 6%. La proposta e’ di diffondere la contraccezione e l’uso del condom dal 33.5 al 100%. Nonostante l’esperienza negativa sperimentata nella campagna anti AIDS concentrando tutta l’attenzione sull’uso del condom senza avere il coraggio di discorsi alternativi di formazione e coscientizzazione, questa diventa ancora una scorciatoia che non dara’ i risultati voluti. Di rimando c’e’ la richiesta che prima di introdurre questa normativa venga data la possibilita’ di distribuzione della terra e possibilita’ di lavoro ai 5.4 milioni di forza lavorativa, di cui solo il 12% viene impiegato. In quella che e’ ora l’Africa Unita non dovrebbe comunque essere difficile aprire i confini che il potere coloniale aveva inventato. Il vicino Mozambico e’ in effetti spopolato, cosi’ come lo Zambia che sei volte piu’ esteso del Malawi ha una minore popolazione. 
d. In questi ultimi anni in Malawi uno dei paesi piu’ poveri al mondo, sta crescendo in modo spropositato il numero delle banche. Mentre sono un grande aiuto per portare avanti progetti di sviluppo, il tasso di interesse che fanno pagare, del 15%, e’ ritenuto troppo alto contro il 4% cheoffrono ai risparmiatori. La mancanza di trasparenza sta diventando proverbiale. Non viene mai detto quanto viene caricato su ogni transazione e anche piccoli progetti di sviluppo che ricevono soldi dall’estero e a cui devono rendicontare, non sanno mai quanto viene tolto.
e. La vendita del tabacco che rappresenta l’entrata piu’ alta di moneta estera nel paese non va molto bene. Comperato all’asta alla media di 1.70 dollari al kilogrammo non riesce a racimolare i due dollari al kilogrammo che i contadini chiedono.
f. La compagnia Air Malawi, a totale proprieta’ del governo, fatica sempre piu’ a volare. Sono obbligati a venderla, sono solo tre aerei grandi piu’ qualcuno piccoletto, ma non vorrebbero farloanche se e’ un debito continuo attualmente a 4 billioni di Kwacha… 29 millioni di euro (Sembra una storia gia’ sentita altrove). Le Nazioni Unite hanno proibito al loro personale di volare con questa compagnia… e questo non e’ andato giu’ tanto a chi in particolare fa pressione sul patriottismo.
Chi invece volera’ sempre e’ il presidente che con il nuovo jet costato miliardi e’ ormai sopra la media… il governo a tutt’oggi non riesce ancora a dire cosa e’ costato…
P. Piergiorgio Gamba, Malawi
“Piccolo”ospedale materno – infantile
Inaugurazione ospedale
Ricordo che nei primi anni della mia missione a Nana, avevamo un pulmino Volkswagen (8 o 10 posti, non ricordo) che serviva per tutto e per tutti: si andava al mercato per le spese dei “comedores”; si trasportavano sacchi di cemento e altri materiali per le diverse costruzioni; si portavano ammalati all’ospedale; bambini a scuola; catechisti ai corsi; ogni tanto ci serviva pure per fare qualche passeggiata … Il pulmino incominciava il suo lavoro verso le 8 del mattino e fino alle 22 aveva ancora qualcosa da fare (o meglio, gli facevamo fare ancora qualcosa). A sera tardi anche “lui riposava” con noi tutti … Ma non sempre. Tante volte verso le 23/23.30, arrivava gente a suonare il campanello ed era quasi sempre una donna incinta che doveva essere ricoverata urgentemente all’ospedale. A quei tempi si faceva la strada che separa Nana da Lima, circa 20 Km, in mezz’ora. Oggi ci vogliono più di 2 ore. Se quel pulmino potesse parlare oggi, ci direbbe quanti TARCISIO, SANTINO, LUCIANO, TADDEO … sono nati proprio pochi minuti prima di entrare nella porta dell’ospedale … E io mi domandavo perché le donne peruviane devono sempre partorire di notte … E quando era l’epoca del coprifuoco … Che casini … Incominciano allora vari incontri con i dirigenti del “pueblo”, le varie autorità locali, civili e religiose, la gente e, insieme, si costruisce una prima parte di quello che vorrebbe essere un ospedale. Troppo poco e allora per molti anni lo si usa come ambulatorio.
Ritornando in Perù e a Nana, dopo tanti anni, mi cercano i medici, le nuove autorità, la gente … “Vogliamo il nostro ospedale”. E, mi accorgo che con il tempo , hanno fatto passi da gigante. Oggi, quel piccolo ambulatorio è un vero piccolo ospedale. Grazie agli aiuti di vari amici dell’Italia, di Villongo e di Verona e della Svizzera,il 14 aprile si sono inaugurati altri 6 ambulatori. Questo ha permesso di dare più spazio alla pediatria o al “nino y su madre” come dicono qui, con una trentina di posti letto. Nel giorno dell’inaugurazione il sindaco ha promesso il rinnovo del locale dedicato al Pronto Soccorso e altri lavoretti. L’ospedaletto attende una popolazione di 80 mila abitanti, al margine della “Carretera Central” dove succedono anche tantissimi incidenti. Si fanno anche piccole operazioni chirurgiche come appendiciti ed ernie. C’è ancora molto da fare, ma grazie alla solidarietà e all’unione di tutti, “pueblo” e autorità, si stanno facendo passi da gigante. E’ un’opera che ha sicuramente un futuro perché appartiene alla gente.
P. Luciano Andreol (luciano.andreol@gmail.com)
Una capanna per la rissurrezione
Il cammino della Quaresima era stato lungo. Di domenica in domenica con l’invito a cambiare dentro. I giorni santi della settimana avevano portato a una veglia di gioia e di festa. Ma come condividerla, come dire che la resurrezione e’ vera già da oggi. Un evento e una persona che va oltre il tempo e lo spazio, ci serviva una capanna … 
Siamo andati a cercarla in quelli che sono “gli angoli di inferno del mondo”. Le prigioni, le carceri create per fare giustizia. Non nella struttura carceraria, ma nelle persone che ci vivono puoi trovare e vivere il senso della resurrezione. Qui puoi incontrare i ‘morti’ tornare alla vita e la forza morale e spirituale del vangelo capace di vincere il buio del male e dell’ingiustizia. Ci siamo andati sapendo che era una festa, con tutto il coro della Montfort media al completo a cantare dentro la prigione di Mangochi, in una delle 26 carceri del Malawi che spesso assomigliano a case dei “morti che sono vivi”. Morti per la società che li respinge in blocco, morti perché non troveranno mai la via del ritorno a casa e finiranno spesso per passare da un carcere all’altro con il marchio indelebile di chi ha sbagliato e ha avuto il torto di farsi prendere. Separati dalla famiglia e dalla libertà, costretti a non fare nulla, solo a contare i giorni che non passano mai rischiando di perdere ogni senso di autostima a del valore della propria vita… carceri come spazzatura della società.
Siamo andati alla prigione a piantar la capanna della resurrezione perché qui questa festa e’ vera. C’erano anche le ragazze della danza a far festa. A Mangochi la stragrande maggioranza della popolazione e’ musulmana e la messa rischiava di essere solo per una minoranza. Poteva essere un’invasione religiosa che veniva accettata perché c’era la promessa di un pranzo che almeno per una volta in un anno permettesse di ricordare il sapore della carne di mucca, un grande pane per ognuno contro la farina e fagioli quotidiani, e il dono di qualche tavoletta di sapone per vincere la scabbia almeno per qualche giorno… I condannati nelle casacche bianche, quelli in attesa di giudizio nei pochi stracci che ancora riuscivano a coprirli in silenzio hanno ascoltato e anche pregato. Era comunque una giornata all’aria aperta e che permetteva di cancellare un giorno alla pena da scontare quasi senza accorgersene. La preghiera e’ continuata con canti di gioia che sembravano fuori posto, quasi a deridere chi nel recinto della prigione avrebbe speso anni e anni sperando solo di uscire un giorno per vivere poi l’incubo di dove andare e cosa fare dei giorni che sarebbero rimasti di libertà.
I giovani del Cecilia Youth Center sono riusciti a compiere un vero miracolo. Avevano preparato una drammatizzazione della vita di Gesu’ che partiva dal suo messaggio di riconciliazione, dall’incontro con chi veniva rifiutato dalla società e dall’annuncio che i poveri erano beati come anche chi piangeva ed era punito eccessivamente… Forse perché Gesù e i suoi apostoli vestivano le loro stesse casacche, forse perché erano troppo giovani per dubitare della bontà della loro storia… per i 240 carcerati il racconto diventava veramente interessante. Se il messaggio di Gesù trovava i carcerati attenti, il Gesù rivestito di porpora e in mano ai soldati ‐ veri briganti ‐ li vedeva identificarsi alla sua storia. Gesù in carcere, Gesù picchiato, Gesù condannato… Questi fotogrammi hanno detto quello che le parole non potevano. Raccontare la storia di Gesù risorto in carcere diventa subito un messaggio sovversivo capace di sconfiggere anche la razionalità o l’incredulità di chi non crede alla possibilità di riforma, cambiamento e conversione di vita. La storia di Gesù riesce a cambiare la vita contro ogni attesa. Criminali giudicati incorreggibili, per una misteriosa vicinanza a un Dio che soffre e risorge sono capaci di compassione ritrovata e di totale cambiamento di vita. E’ il prigioniero perdonato a dare questa forza di cambiamento? E’ la possibilità di ricominciare tutto da capo con la propria vita?
La Pasqua raccontata nella prigione sfida tante teorie che parlano di fatalismo o di futilità della stessa vita. La Pasqua riesce ancora a permettere questo passaggio dalla violenza e l’ostilità alla speranza e alla vita con un significato.
P. Piergiorgio Gamba
Perù: ancora alluvioni
PERU’: TERRA DI CONTRASTI E DI DISASTRI
Uno si chiede: dopo gli anni del terrorismo (1980-1998, più o meno), ci sarà finalmente un po’ di PACE in Perù?

Alluvione a Huanuco - Perù
Oggi nel nostro Perù esistono centinaia di conflitti sociali, che vanno dai reclami sindacali di diverse categorie alla difesa dell’Amazzonia; dallo sradicamento della coca (che causa lo sciopero dei “cocaleros”) alla violenza del narcotraffico al quale si è alleato una nuova fazione di Sendero Luminoso; dalla violenza quotidiana a quella causata dai conflitti di terra e di casa…
Ricordo il caso di BAGUA: i nativi difendono la loro terra (= polmone del mondo) dall’invasione delle multinazionali del petrolio appoggiate dal governo. Durante varie settimane occupano le strade di accesso all’Amazzonia fino al giorno in cui qualcuno dà ordine di rompere il cerchio. Siamo nel 2009, l’anno scorso, e negli atti violenti perdono la vita una cinquantina di persone tra nativi e polizia (non certamente i capi, né dei nativi né della polizia e del governo)…Dopo il “sangue versato” oggi si vive una “pace” appesa ad un filo.
Nel mese di marzo del 2010 i nostri confratelli Taddeo, Hugo e Alejandro, sono coinvolti nella difesa delle case e terreno degli abitanti di un villaggio di Castillo Grande-Tingo Maria. Dopo ore inutili di dialogo con il giudice e altre autorità militari e civili, la polizia e le ruspe entrano per demolire le casette e far sloggiare la gente che da anni era lì. Per fortuna non ci sono vittime, ma i nostri confratelli ne sanno qualcosa di gas lacrimogeni.
Arrivano i disastri: nel 2007 (15 agosto) un terremoto di 8.2 distrugge la città di Pisco a un centinaio di km da Lima. Molte delle vittime erano in Chiesa per la santa Messa.
All’inizio di quest’anno si arriva perfino a chiudere il “santuario inka” del Macchu Picchu (Cuzco), luogo turistico famoso in tutto il mondo, a causa delle alluvioni e inondazioni.

Alluvione e frane a Huanuco
Il venerdì santo, 2 aprile, ad Ambo, 20 Km dalla nostra parrocchia di Paucarbamba-Huanuco, le piogge intense e violente di questo periodo causano il franare di un’intera collina (cerro Yunco). La laguna sottostante non sopporta tutta quella terra e pietre e altro ancora, e quindi arriva il disastro: una trentina di morti e altrettanti “desaparecidos” sotto il fango, un centinaio di feriti e un migliaio di famiglie “senza niente”. La chiesa parrocchiale apre le porte per accogliere tutta questa gente e incomincia la gara della generosità e della solidarietà dei poveri. Tutte le parrocchie della città sono coinvolte con donazioni di alimenti, vestiti, materiale di prima necessità, il tutto accompagnato da tanta ma tanta acqua …
Dal venerdì santo sempre nasce la speranza di una nuova vita ed è questo il messaggio che portiamo a queste nostre famiglie che hanno perso tutto … ma non la fede.
P. Luciano Andreol, missionario in Perù e Brasile (luciano.andreol@gmail.com )
Pasqua: continuano i miracoli dell’amore …
Ritorno sempre volentieri a JOAO MONLEVADE (Brasile) dove per molti anni ho vissuto numerose e bellissime esperienze d’amore. E’ sempre una grande gioia continuare a vedere un’infinità di mamme, sempre contente e con il sorriso sulle labbra, dedicarsi con amore e passione a dare e salvare, se fosse necessario, la vita di migliaia di bambini e bambine, da 0 a 6 anni.
Ogni mese si ritrovano nelle diverse comunità per preparare il “siero” familiare, fatto di due cucchiai di zucchero e un cucchiaino di sale disciolti in un litro di acqua potabile (e sempre bollita!). A questo si accompagna la famosa “multi mistura”, una farina ricavata da foglie di manioca, grano, buccia di banana, guscio delle uova, semi di girasole… E’ una vitamina che ha salvato la vita di migliaia di bambini denutriti.
Padre Luciano Andreol con Luciana - Brasil
Ogni mese queste mamme promuovono le virtù terapeutiche di tale vitamina e la distribuiscono alle mamme dei bambini insegnando loro, con molta pazienza, come si usa. E ogni mese pesano i bambini per controllarne l’effetto.
E’ la “pastoral da criança”, la PASTORALE DELL’INFANZIA, nata in Brasile nel 1983 grazie alla dottoressa pediatra ZILDA ARNS, sorella del cardinale emerito di S.Paulo, Dom Paulo Evaristo Arns, e deceduta nel terremoto del 12 gennaio in Haiti, dopo che aveva terminato la sua conferenza proprio sulla pastorale dell’infanzia. E’ deceduta nel cuore della sua missione. Una morte “bonita” dirà Dom Paulo, anche se nessuna morte è “bonita”. E’ una morte “pasquale”, che dà vita a milioni di bambini e migliaia di mamme “gestanti” in Brasile e in altri Paesi di questo mondo dove la pastorale dell’infanzia continua a moltiplicare i miracoli dell’amore.
E’ questo uno dei più bei regali che molte famiglie troveranno nell’uovo di Pasqua: è il regalo della vita, della festa, della danza, del sorriso … il regalo del cuore.
P. Luciano Andreol (luciano.andreol@gmail.com)
