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DOPO IL CICLONE UN SACCO DI GRANO

Il ciclone tropicale denominato Idai ha causato ingenti inondazioni e più di cento vittime tra Mozambico e il sud del Malawi, in particolare nelle zone di Chikwawa e Nsanje, dove tutto il raccolto è andato perso e dove si contano i morti e le tante persone che mancano all’appello. Ormai anche in Africa la gente si sta abituando al nuovo vocabolario che parla di Cambiamenti Climatici e si evidenziano giorno dopo giorno nelle stagioni irriconoscibili, piogge che non terminano nei mesi tradizionali, inondazioni dove l’acqua non era mai giunta.

La situazione è grave nel Malawi, dove il bollettino ufficiale parla di almeno 56 vittime delle inondazioni che hanno colpito il sud del Paese. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Dipartimento per la gestione dei disastri, Chipiliro Khamula, secondo cui ci sarebbero anche 577 feriti, mentre gli sfollati sarebbero quasi 83mila dall’inizio delle inondazioni, più di una settimana fa. Il presidente del Malawi, Arthur Peter Mutharika, ha dichiarato lo stato di disastro nel sud del Paese.

P.Piergiorgio scrive: Sono stati lunghi i giorni a seguire le previsioni metereologiche. Mai avevamo vista tanta pioggia che continuava nella notte per riprendere ancora all’alba.

Ormai eravamo al termine della lunga stagione delle piogge, il grano cominciava a maturare nei campi. Quando come non mai era successo i fiumi hanno cominciato a straripare, le capanne letteralmente a sciogliersi, e assieme ai tanti feriti la lunga lista di oltre sessanta morti.

Nelle zone più in alto del Malawi la preoccupazione più grande è legata alla povertà delle costruzioni e delle case in particolare.

Capanne di fango già mezze divorate dalle termiti si sciolgono letteralmente. Tanti i feriti, ma soprattutto tante le casette che hanno visto cedere una parete di casa, o portare via le lamiere del tetto. Quando al Cecilia Youth Center abbiamo chiesto a chi si è rovinata la casa e non ha uno spazio dove rifugiarsi, oltre la metà dei ragazzi hanno raccontato della paura di vedersi crollare addosso la casa mentre tutto attorno era buio e non sapevano dove scappare.

Oltre le case per tantissime famiglie è anche il dramma della perdita del raccolto”

A chi è più provato dall’alluvione, a chi ha perso il raccolto in cui sperava per sopravvivere alla fame, vogliamo poter offrire un sacco di grano.

50 Kilogrammi di granoturco costano in moneta locale, Malawi Kwacha 10,000. che corrisponde a € 12,00

Per i giorni a venire, quando l’acqua si sarà ritirata e i villaggi avranno contato i loro morti e ricostruito le capanne, un sacco di grano sarà il dono migliore per chi deve ricominciare da capo con una nuova capanna e un nuovo campo da seminare.

Un sacco di grano che vorremmo offrire in particolare a tutti gli orfani del Malawi, ai più poveri che non si sentano abbandonati.

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Intervista al Vescovo Thomas

  1. ANGELO: Mons. Thomas lei è ha partecipato, in Vaticano, assieme ad altri 113 presidenti delle Conferenza Episcopale del mondo, all’incontro, voluto da Papa Francesco, sulla PROTEZIONI DEI MINORI. Quali le impressioni?

Mons. THOMAS: Innanzitutto un grazie all’APOSTOLO di MARIA. Si, ho appena partecipato a questo importante incontro assieme ai miei confratelli vescovi. È sempre importante incontrarsi per condividere punti di vista e cercare cammini per i grandi problemi che toccano la Chiesa e il mondo. Con il santo padre abbiamo espresso la nostra solidarietà con i minori vittime di abusi, e la collegialità e sinodalità nel cercare risposte pratiche. Devo però notare che per molti di noi, specialmente per i vescovi di Africa ed Asia, hanno lamentato di aver focalizzato il tema ai soli abusi sessuali, mentre le nostre comunità registrano molti altri e gravi problemi riguardanti i minori. L’impressione che è stata che il copione dell’incontro era già stato deciso e noi abbiamo dovuto adeguarci.

  1. ANGELO: Se ben afferro quello che vuol dirci, Mons. Thomas, l’incontro si è concentrato sulla sola pedofilia mentre una parte dei vescovi avvrebbe gradito toccare anche gli altri problemi riguardante lo “sfruttamento dei minori” e la Chiesa, presenti nei loro paesi?

Mons. THOMAS: Esattamente! Il problema degli abusi sui minori è presente in Africa… ma perché non vedere assieme anche gli altri gravi problemi? Esempio: ci sono famiglie nelle quali i bimbi sono abusati. È drammatico il traffico dei minori tra Malawi e Sud Africa, bimbi venduti per due soldi a famiglie ricche, e poi asserviti. Il lavoro minorile nelle coltivazioni di tabacco e te che impedisce la frequenza scolastica… Ci sono adulti che costringono i bambini ad andare per le strade della città a chiedere l’elemosina, il guadagnato, naturalmente resta gli adulti ai piccoli vanno solo pochi spiccioli.

 

  1. ANGELO: Lasciamo il Vaticano e il tema sulla PROTEZIONI DEI MINORI. Può delinearci la sfida che più preoccupa la Chiesa del Malawi?

Mons. THOMAS: Per me la sfida principale che si presenta per la nostra Chiesa è la FORMAZIONE del clero e dei leader. Abbiamo bisogno di formatori preparati non solo accademicamente, ma con una solida formazione umana e spirituale. Così per i ragazzi che entrano in seminario, devono essere selezionati seriamente anche con l’aiuto delle loro comunità cristiane. Senza una selezione seria i risultati sono immancabilmente negativi. Questa la sfida principale, non solo per il clero, ma anche per i laici. Abbiamo bisogno di catechisti più formati che a loro volta aiutano i cristiani a maturare la loro fede.

 

  1. ANGELO: Se ben capisco c’è la necessità che i formatori, nei seminari, siano adeguatamente preparati, ma anche che il popolo di Dio si più attivo nella formazione dei nostri ragazzi al sacerdozio. Ma, in generale, possiamo dire che la salute della Chiesa è buona, o come parlavamo, prima dell’intervista, c’è preoccupazione per l’attitudine ostile dei mussulmani, per le prossime elezioni generali di maggio… o la Chiesa si sente abbastanza tranquilla?

Mons. THOMAS: Si queste due sono, in ordine di tempo, le nostre preoccupazioni principali. La Chiesa in Malawi ha ormai più di 100 anni di presenza. I missionari dall’inizio hanno avuto cura non solo di annunziare il Vangelo ma anche dello sviluppo sociale, culturale e sanitario della gente, specialmente dei poveri che sono la quasi totalità della popolazione. Nel 1992 i vescovi, aiutati anche dai missionari Monfortani di Balaka, scrissero la famosa lettera pastorale “Ho udito il grido del mio popolo”, dove con coraggio si denunciava la situazione sociale e politica di ingiustizia del paese. Questo ha fatto si che la Chiesa cattolica fosse considerata dalla gente, anche dagli stessi mussulmani e protestanti, capace di avviare questi problemi a soluzione.

  1. ANGELO: Se non sbaglio tre mesi fa la Chiesa ha scritto una nuova e coraggiosa lettera pastorale “convocati per costruire tempi nuovi”, in vista specialmente delle elezioni generali del prossimo maggio.

Mons. THOMAS: Esatto, L’appello dei vescovi è perchè la gente non solo aspetti che siamo noi a spingere per il cambio, ma la gente stessa sostituisca mentalità, lotti per i propri diritti politici e sociali. Il Malawi è probabilmente uno dei più poveri paesi del mondo, bisogna però riconoscere che la corruzione è una piaga, i politici si arricchiscono da soli, e a noi resta continuare, il nostro ruolo profetico attraverso la nostra opera educatrice, la scuola, la catechesi, lo sviluppo sociale. Il 21 maggio vorremmo vedere il Malawi cambiare, anche grazie ad un nuovo presidente. Se la leadership non cambia neppure il paese cambierà.

  1. ANGELO: Mons Thomas lei sta toccando un tasto molto sensibile anche qui in Italia. L’Africa ha avuto così tanti aiuti finanziari, dal fondo Monetario Internazionale, da associazioni varie… ma la corruzione blocca ogni possibilità di vita, non dico ricca, ma dignitosa per i paesi africani più poveri. Vero o ci sono anche altre ragioni secondo lei?

Mons. THOMAS: Io penso è possibile cambiare tendenza. Però i paesi donatori dovrebbero iniziare dando alla gente, non ai politici… come hanno sempre fatto i missionari che hanno beneficiato direttamente i poveri. Basti pensare alla diocesi di Mangochi, più di 300 scuola Primarie e Secondarie, ospedali e maternità, centri di formazione professionale fatti dai missionari, investimenti che hanno beneficiato tutta la popolazione del distretto di Mangochi. Ma gli organismi internazionali hanno interesse a passare tramite i governi (corrotti) perché hanno sempre dei vantaggi sommersi in contraccambio.

  1. ANGELO: Un’ultima dodamda. Lei sa Mons. Thomas che la gente bergamasca nutre un particolare affetto per i suoi missionari in Africa. Ora che la Chiesa del Malawi, come altre Chiese del continente, ha raggiunto la sua indipendenza, in fatto di clero e organizzazione di seminari, parrocchie e strutture varie, lei pensa sia ancora necessaria la presenza di nostri missionari?

Mons. THOMAS: Non bisogna dimenticare che gli attuali preti malawiani sono monfortani, e il caso mio, padri bianchi, comboniani… e anche chi ha studiato in seminario è stato influenzato dalla vita religiosa. La vostra esperienza condivisa ci aiuta a crescere. Ora se voi “tagliate” la vostra presenza in Malawi, come in altri paesi africano, noi perderemo la “tradizione”. Perciò i missionari sono necessari. Sempre però che non si separino dalla gente, dai preti locali. Devono condividere le loro conoscenze. Come fece Gesù, continuò a stare con i suoi mediante gli apostoli che imparassero a continuare la missione, poi li inviò.

  1. ANGELO: Ci sta dicendo che una Chiesa giovane, forte, piena di entusiasmo ha ancora bisogno dei vecchi missionari” cha hanno dedicato la loro vita all’Africa?

Mons. THOMAS: Insisto che devono venire con la loro esperienza e buona volontà. Nel campo della formazione, della gestione delle opere sono indispensabili. Altrimenti a noi non resta altro che apprendere con molti errori e molto lentamente senza il loro aiuto.

  1. ANGELO: Grazie Mons. Thomas. Il Signore benedica il Malawi, la sua gente e la sua Chiesa.